Nel cuore delle Marche, tra le dolci colline della provincia di Ancona, nasce il Lacrima di Morro d’Alba, il nostro vino, il simbolo di un territorio che ha saputo difendere la propria identità agricola e culturale. Quest’anno celebriamo con orgoglio il 40° anniversario della Denominazione di Origine Controllata (DOC), riconoscimento ottenuto il 9 gennaio 1985 e pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 22 luglio dello stesso anno.
Il vitigno Lacrima è autoctono e raro, coltivato quasi esclusivamente nel nostro territorio. Il nome deriva dalla caratteristica degli acini maturi di “lacrimare” – emettere gocce di succo – a causa della buccia sottile che si spacca facilmente. La sua storia affonda le radici nel Medioevo: si racconta che Federico Barbarossa, nel 1167, durante l’assedio di Ancona, si rifugiò nel castello di Morro d’Alba e ricevette in dono questo vino, che lo conquistò per il suo profumo intenso e il sapore inconfondibile.
Dietro il riconoscimento della DOC Lacrima di Morro d’Alba c’è la forte impronta di Franco Fava, sindaco del paese dal 1975 al 1988. Fu lui, nel gennaio 1976, a intraprendere la battaglia istituzionale per salvare il vitigno Lacrima, minacciato dall’espansione di altre DOC come il Rosso Piceno e il Verdicchio (nel 1982, su 210 ettari vitati a Morro d’Alba, solo una decina erano dedicati al Lacrima ed erano destinati a calare ancora).
Il percorso fu ostacolato da resistenze politiche e burocratiche, con una partecipazione spesso passiva da parte di enti locali e con manovre sotterranee che rallentarono la pratica. Il Comitato Nazionale per la Tutela delle DOC, dominato da interessi piemontesi, espresse parere negativo nel 1981, temendo che la denominazione “Morro d’Alba” potesse danneggiare i vini di Alba e La Morra. Furono presentati centinaia di ricorsi fotocopia per bloccare il riconoscimento.
Nonostante ciò, grazie alla tenacia del Sindaco, all’appoggio della Camera di Commercio e della Giunta regionale, e al contributo di alcuni produttori locali, il Lacrima fu riconosciuto come vitigno raccomandato nel 1978 e infine ottenne la DOC il 9 gennaio 1985, con pubblicazione in Gazzetta Ufficiale solo il 22 luglio (sei mesi e mezzo dopo, segno che le pressioni della lobby piemontese si sono fatte sentire fino all’ultimo), un ritardo che fece perdere ai viticoltori un’intera annata.
Dopo il riconoscimento, la superficie vitata passò da 7 ettari nel 1985 a 256 ettari nel 2025.
La produzione si diversificò con l’autorizzazione al passito e migliorò grazie anche alle sperimentazioni di alcuni produttori che risolsero le difficoltà iniziali di conservazione.
Le celebrazioni del 40° anniversario hanno visto il Lacrima protagonista al Vinitaly 2025, con degustazioni guidate, incontri istituzionali e una forte presenza della Regione Marche. Il nostro vino è stato riconosciuto come ambasciatore del territorio, capace di raccontare la storia, la cultura e l’identità di Morro d’Alba.
In Aprile, l’Istituto Marchigiano di Tutela Vini (IMT) ha annunciato l’intenzione di modificare il disciplinare per eliminare la tipologia “Superiore” e introdurre la nuova “Riserva”, puntando sulle potenzialità di invecchiamento del Lacrima. Tradizionalmente considerato un vino di pronta beva, il Lacrima ha dimostrato di possedere una struttura e una complessità capaci di evolvere nel tempo. Questa proposta rappresenta un passo importante per valorizzare ulteriormente il nostro vino, aprendo nuove opportunità di mercato e rafforzando il legame tra qualità e territorio.
Il Lacrima di Morro d’Alba non è solo un vino: è memoria, resistenza, innovazione. È il frutto di una comunità che ha saputo credere nel proprio patrimonio agricolo e culturale, trasformandolo in eccellenza.
La sua storia ci insegna che le scelte delle amministrazioni comunali possono incidere profondamente sul futuro e sull’economia di un piccolo borgo. Se oggi Morro d’Alba non è un paese come tanti tra Senigallia e Jesi, lo dobbiamo alle decisioni lungimiranti del Sindaco Franco Fava e la sua giunta, che seppero combattere per il riconoscimento della DOC ed ebbero la previdenza di estendere il territorio del vitigno anche alle colline e ai comuni limitrofi.
Oggi, invece, registriamo un grande assente: l’attuale amministrazione comunale. A parte il tirare per la giacca le cantine in occasione di eventi “culturali” e lo strizzare l’occhio a quelle più vicine, essa si è disinteressata alle sorti del nostro vino e alle discussioni cruciali in corso, proprio in un momento di forte crisi del settore. Forse sarebbe utile ricordare che anche il vino, il cibo e l’agricoltura legati a un territorio sono cultura, e come tali meritano attenzione e sostegno.
Solo l’unità ritrovata tra i produttori – ai quali dobbiamo dire un sincero grazie – sta portando i primi frutti, che speriamo possano maturare nel migliore dei modi. Ma è chiaro che senza una politica locale consapevole e partecipe, il futuro del Lacrima rischia di poggiare solo sulle spalle dei viticoltori.
Noi di Morro d’Alba Insieme, se i cittadini ci daranno fiducia, ci impegneremo non solo a garantire i servizi di competenza dell’Amministrazione, ma anche a sostenere questa eccellenza del territorio e tutti i viticoltori che, con dedizione e sacrificio, ne portano avanti la coltivazione e la promozione, contribuendo a creare il meraviglioso paesaggio delle nostre colline
Alessio Paolucci – Gruppo MORRO D’ALBA INSIEME

